Cammino Camaldolese©

   

 

 

 

 

Diario del Cammino Camaldolese 2012 - 30 agosto - 2 settembre

 

 

 

            Una sera di settembre di qualche anno fa, alla fine di una conferenza sul monachesimo, Don Pietro, parroco in Montone,

lancia l’idea di ripercorrere (camminando) le orme di Sant’Albertino fino a Fonte Avellana e ci invita a prendere a cuore

l’iniziativa: sul momento la proposta viene accolta con favore, poi la sua realizzazione procede a rilento sino a che un piccolo

gruppo di persone, per motivi diversi (qualcuno sentiva il fascino di ripercorrere le orme di Sant’Albertino, qualcun altro invece

immaginava di tracciare un itinerario camaldolese) ha iniziato a progettare l’uscita, tracciare il percorso e individuare i punti

di sosta nelle varie tappe.

 

 

            Finalmente giovedì 30 agosto 2012 partiamo, non prima di aver preso la benedizione del parroco e il saluto del sindaco.

Don Pietro consegna un fischietto al capo spedizione Sergio e una litografia da consegnare al Priore dell'eremo di

Fonte Avellana: la riproduzione di un'immagine di Sant’Albertino rubata qualche tempo fa .

 

 

            Ripenso alla cerimonia religiosa che nel medioevo precedeva la partenza dei pellegrini: dopo aver invocato i santi protettori

dei pellegrini (S. Giacomo), il vescovo recitava la seguente frase: "Nel nome del Signore nostro Gesù Cristo ricevi questa bisaccia,

l'abito che ti vestirà durante il tuo peregrinare, affinché, al sicuro, ma sopratutto purificato tu possa meritare, quale ricompensa,

di raggiungere la soglia del Santo Sepolcro, o di raggiungere San Giacomo, oppure Sant’Ilario o tutti quei Luoghi santi che desideri

visitare e, portato a compimento il tuo viaggio, tu possa meritare di tornare a noi sano e salvo".

 

  

 

Disegno tratto da: I pellegrinaggi del Medioevo - Calendario dell’Avvento 2012 - Edizioni Frate Indovino - per gentile concessione

 

 

            Siamo in sedici alla partenza, cui si aggiungono altre due persone: siamo tutti diversi

per età e per provenienza, nessuno di noi conosce tutti gli altri.

 

 

           

            La prima sosta è alla Chiesa della Madonna dei Confini (Montone): Alessandro ci fa trovare la 

            Chiesa aperta e insieme alla sig.ra Marta ci offre la prima colazione della giornata

 

            La Chiesa, tipica arte rurale, e' in una posizione  suggestiva e invita al raccoglimento:

le vecchie foto degli anni 60-70 conservate in sagrestia sono il ricordo di quando queste zone erano

popolate e molti giungevano in processione alla Chiesa per venerare l’affresco della Madonnuccia:

vi è memoria storica che la Madonna abbia parlato ad una pastorella...

 

 

 

 

 

            Il piccolo Pietro assiste gioioso all’insolito spettacolo e ci trasmette entusiasmo: facciamo tanti cari auguri al futuro pellegrino...

 

            Alla fine foto di gruppo e poi ri-partenza, con la signora Marta e Alessandro che ci salutano con un sorriso di simpatia e ci fanno

sentire la loro vicinanza: proseguiamo sul crinale del monte, a tratti sotto l'ombra degli alberi...

 

 

 

            Scesi a Moravola, risaliamo verso San Faustino: ci attendono fuori Franca, Paola e Don Pietro, parroco in Montone e anche di San Faustino.

 

            Il Don e i responsabili della struttura ci accompagnano dentro l’antica abbazia benedettina ora strutturata a residenza d’epoca, ci fanno vedere

le stanze dei monaci (ora camere della residenza) e l’antica chiesa, ci offrono poi una gradita merenda con bibite e la

possibilità di cimentarci come campanari...

 

            In pratica siamo saliti a due a due sulla piccola torre campanaria e abbiamo provato a suonare le vecchie campane...

 

 

 

 

 

            Ripartiamo, sapendo che dobbiamo fare  ancora metà ed oltre del cammino:  Giuliano ci accompagna col suo sorriso e soprattutto

col suo esempio: ciabatte e una bustina per il cibo, da vero pellegrino, non come noi bardati di tutto punto...

 

 

 

  

 

             Da qui in poi camminiamo quasi sempre sul crinale del  monte, con Pieve  de’ Saddi sullo sfondo a sinistra e Gubbio sulla

destra: lungo questo tratto mi vengono in mente i racconti di Franca sulle varie storielle che  circondavano quel    luogo .

 

            Giunti alla fine della tappa, ci accolgono Luciano e altri amici e conoscenti di Sergio e ci ristorano in attesa della cena.

 

            Non contenti di aver camminato per circa 20 km, proseguiamo verso l’abbazia di San Benedetto Vecchio, che viene gentilmente

aperta da una persona incaricata dal parroco del luogo.

 

            L'abbazia, posta lungo il cammino francescano, è suggestiva ed evoca ricordi dei tempi andati, quando doveva essere un

punto di riferimento (sia spirituale che economico) per tutto il territorio circostante; peccato che la parte più antica della chiesa,

la cripta, sia stata murata negli anni venti del secolo scorso …

 

            C'è chi, come Luca,  col naso da tartufo del cercatore di vecchie opere d’arte, riesce a  vedere su un affresco una trachea e

due polmoni in mano a un Santo, che poi scopre essere Sant’Ansano...

 

            Al termine Giuliano e Pietro ci lasciano e termineranno qui il loro cammino; con loro anche Fabrizio ci lascia per un giorno,  

per poi riunirsi a noi l’indomani ...

 

 

 

 

 

            Trascorriamo la notte tutti insieme in una grande stanza e lasciamo le porte aperte, il caldo ci assiste .

 

            Il mattino seguente si aggiungono Liviana e Don Paolo: Liviana resterà con noi sino alla fine, mentre Don Paolo,

per impegni parrocchiali, ci accompagnerà solo oggi.

 

            Peccato: la sua presenza discreta, il suo ottimismo e buonumore, sono stati preziosi nel corso della seconda tappa;

gli strappiamo la promessa di venire con noi per tutto il prossimo cammino...

 

            La seconda tappa inizia con l’incognita del tempo: i giorni prima della partenza era tutto un susseguirsi di gufate

da parte di molti, che immaginavano di prendersi molta acqua addosso e quindi hanno rinunciato .

 

            Invece partiamo con un po' di sole e, arrivati al Passo del Cardinale, ci gustiamo il bellissimo panorama verso i

Monti del Vento e verso Montone: proseguiamo sino ad arrivare alla Chiesa dei SS. Pietro e Paolo in Salia,

recentemente ristrutturata; dopo una visita alla Chiesa, mentre usciamo, il capo comitiva Sergio, armato di fischietto

conferitogli da Don Pietro, vede vicino a noi un gruppo di nubi nere a bassa quota e ci invita a sostare in Chiesa,

prevedendo pioggia di lì a poco e così avviene.

 

 

 

 

            Restiamo in Chiesa per circa 1 ora: chi prega, chi dorme e chi mangia; anche qui, il pensiero va ai pellegrini medievali

che usavano le chiese come rifugio, per loro e per gli animali che li accompagnavano ..

 

 

  

            A pioggia finita, senza avere preso una sola goccia d’acqua, ripartiamo e ci incamminiamo verso località Caileto.

 

 

            Sulla bacheca della piccola Chiesa vediamo affisso il decalogo della quotidianità di Papa Giovanni XXIII

  

                                                                            Solo per oggi

 

1 - Solo per oggi cercherò di vivere alla giornata, senza voler risolvere il problema della mia vita tutto in una volta

 

2 - Solo per oggi avrò la massima cura del mio aspetto: vestirò con sobrietà, non alzerò la voce. Sarò cortese
nei modi, non criticherò nessuno. Non pretenderò di migliorare o disciplinare nessuno tranne me stesso.

 

3 - Solo per oggi sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.

 

4 - Solo per oggi mi adatterò alle circostanze senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri

 

5 - Solo per oggi dedicherò dieci minuti del mio tempo a qualche lettura buona, ricordando che come il cibo è necessario
alla vita del corpo, così la buona lettura è necessaria alla vita dell’anima

 

6 - Solo per oggi compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.

 

7 - Solo per oggi farò almeno una cosa che non desidero fare, e se mi sentirò offeso nei miei sentimenti, farò in modo
che nessuno se ne accorga

 

8 - Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò a puntino, ma lo farò. E mi guarderò da due malanni:
la fretta e l’indecisione.

 

9 - Solo per oggi crederò fermamente, nonostante le apparenze contrarie, che la buona provvidenza di Dio si occupa di me
come se nessun altro esistesse al mondo

 

10 - Solo per oggi non avrò timori, in modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello 

 

 

“ Posso ben fare per dodici ore ciò che mi sgomenterei se pensassi di doverlo fare per tutta la vita”

 

 

            Poco sopra visitiamo un piccolo cimitero di campagna, che sembra più umano di quelli di città (per quanto possa essere umano

un cimitero…) e che di fatto riporta un unico cognome, Clementi, in quasi tutti i loculi...

 

            E per finire andiamo a trovare un Clementi vivo: Francesco...

 

            Nella sua casa avverti il calore di chi, pur non avendoti mai visto, ti tratta come uno di casa, ti porta il salame migliore che ha e

te lo offre di cuore.

 

            Insieme a noi si aggiungono Fabrizio (è un ritorno) e Franco.

 

            Alla sera, prima di cena, viene a salutarci il parroco di Burano, don Bruno, che ci illustra il significato della Croce in cima al monte

poco sopra: di giorno ci ricorda il sacrificio di Cristo per noi, mentre di notte la croce illuminata è il simbolo di Cristo luce del mondo,

che illumina le tenebre della nostra esistenza...

 

            Dopo una gustosa e abbondantissima cena, facciamo una bella dormita distribuiti negli appartamenti dell’agriturismo Casa Luchetti,

nel silenzio più assoluto: grazie di cuore alla famiglia che ci ha gentilmente ospitato.

 

            Al mattino ci sveglia un rumore di spari: è una giornata di prova per la caccia, ma Sandrone ci rassicura: dopo tutti quegli spari, i pochi

uccelletti rimasti dovevano essere morti tutti… Di fatto gli spari non li abbiamo più sentiti.

 

            La colazione è il prosieguo della cena precedente: in pratica un pranzo anticipato.

Foto di gruppo alla Croce della Serra di Burano e poi via sotto l’ombra della faggeta della famiglia Clementi.

 

            Usciamo di lì e entriamo nel parco regionale del Bosco di Tecchie: troviamo una fontana, purtroppo senza acqua...

 

            Alla fine del bosco il bacino di una carbonaia attira la nostra attenzione: Sergio vorrebbe seguitare la tradizione dei suoi

avi carbonai, ma forse è ancora presto ...

 

            Si tratta, caro Sergio, di aspettare ancora un po': toccato il fondo della crisi economica, tanti ti verranno a cercare per chiederti la carbonella...

 

 

 

 

 

            Arriviamo in ritardo alla Pieve San Crescentino: avevamo appuntamento alle 11, ci siamo presentati alle 13 ed oltre: sarà per un altra volta...

 

            Giungiamo infine a Cantiano: qui Alessandro sente viva la necessita di sciogliere uno dei due dubbi esistenziali che lo

attanagliavano durante il cammino:

            Ma Fra ... viene da Cantiano o da Velletri?

Ci imbattiamo in  un barista esperto,che ci dice che si ha avuto notizia in paese del passaggio di un tale frate ...anche se non si sa in che epoca...

 

            Alessandro se ne va rinfrancato e contento... Anche perché ha ancora in bocca il gusto dell’ottimo gelato all’amarena di Cantiano;

gli resta ancora il dubbio delle envetriche, che solo nonno Ezio ci chiarirà...

 

            La sera arriviamo a Chiaserna e ci dividiamo tra il campeggio “ Le Ginestre del Catria “ e il Bed and Breakfast “Villa Antica“. 

 

            Al Camping ci accoglie Ester, vera fan del cammino... Ci ha preparato una bellissima pagina Facebook, mentre alcuni di noi vanno

 ad occupare tutto l’appartamento di Villa Antica.

 

            Si aggiungono Dalia, Antonellla e abbiamo anche un tocco di internazionalità con Doris, tedesca che parla in spagnolo con Antonella

e in inglese con qualcun altro...

 

            La sera tutti a cena al Cactus (pizzeria-ristorante): cena buona, molto buona a poco, poco prezzo.

 

            Colazione al famoso bar pizzeria pasticceria K2 di Chiaserna, dove troviamo Donatello, Luigino (si fa per dire o meglio per contrappasso,

visti i quasi due metri di altezza ...) e Bruno che si aggiungono a noi in questa ultima tappa del cammino.

 

            Arrivati a Isola Fossara, ci dicono che il giorno dopo, festa di Sant Albertino, il paese quasi si svuota perche vanno tutti alla festa.

 

 

 

 

 

            Arriviamo a Sitria e Graziano Ilari ci fa trovare un volontario che ci apre la chiesa e ci consegna un foglio con la storia della Abbazia:

grazie ad Alessandro che ci ha fatto da guida...

 

            Anche se è una chiesa spoglia, a causa anche delle varie ruberie nei secoli, tuttavia conserva ancora lo spirito di chi lì è vissuto e ha

passato tanti anni della propria vita nel monastero… La cella di San Romualdo trasmette un atmosfera di austera semplicità.

 

            Riprendiamo il percorso verso Fonte Avellana, seguendo questa volta il sentiero tracciato dai monaci, chiamato Anello di Giano: dopo

una salita iniziale, non molto ripida, si arriva ad un crinale che fa da spartiacque: è il punto più suggestivo del cammino, ci si arriva solo

a piedi e la vista dell’ eremo che si può godere vale la fatica di arrivarci. 

 

            E’ un veduta senza tempo: come dice Giovanni, noi vediamo oggi lo stesso panorama del pellegrino del Medioevo o del Rinascimento

 

 

 

            Arriviamo tutti insieme in ventitré; ceniamo nella foresteria del Monastero e consegnamo al priore Don Gianni la litografia di

Sant’Albertino donataci dal parroco.

 

            Il priore ci invita a celebrare con loro le Lodi e, dopo colazione, si offre come guida al Monastero, anche delle parti 'riservate'

come la biblioteca antica.

 

            Ed è veramente una visita che ricorderemo per lungo tempo: la spiegazione dello scriptorium (uno dei pochissimi rimasti in Europa)

e poi la visita nella biblioteca antica, con la magnifica breve della Bibbia poliglotta del XVII secolo...

 

            Quindi la Messa in onore di Sant’Albertino, celebrata il 3 settembre dai monaci camaldolesi ed infine Don Mario che ci consegna

una cartolina ricordo con il timbro del monastero: è un motivo per rivederci tutti insieme, i magnifici 23. E un appuntamento a tutti,

speriamo, per il prossimo anno.

 

 

 

 

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