Cammino Camaldolese©


"Che ti muove, o uomo, per peregrinar per monti e valli, se non la ricerca di te stesso e, forse, di Dio?"

 

31 AGOSTO 2012

 

LUNGHEZZA:
13 km

TEMPO INDICATIVO DI
PERCORRENZA:
 6 h

QUOTE :
altezza minima
510 m s lm,
altezza massima
811 m
(vedi profilo altimetrico di fianco)

 

SEGNALETICA:

segnaletica bianco/celeste in prossimità dei bivi e stemma camaldolese

STEMMA CAMALDOLESE
è un calice in campo turchino , al quale bevono due colombe bianche e sopra di esso vi è uno stella codata .

Le colombe rappresentano la vita dei monaci eremiti e quella dei monaci cenobiti (che vivono in comunità) che si abbeverano allo stesso calice 
(il calice rappresenta l’Eucarestia e richiama la Pasqua ).

 La stella simboleggia la stella di Davide , a significare la continuità tra Antico e  Nuovo Testamento.

Cammino di Sant'Albertino: Montone - Fonte Avellana

Seconda tappa:

da San Benedetto Vecchio a Serre di Burano

Km 13

Tappa precedente Tappa successiva

 

 

le tracce del percorso sono state acquisite con GPS MyNav600

 

BREVE DESCRIZIONE DEL PERCORSO 


Dall’abbazia di San Benedetto Vecchio segui la segnaletica bianco/celeste che troverai sugli alberi o sulle pietre e lo stemma camaldolese ( dove lo trovi ) , scendi su una strada sterrata, e poi dopo una serie di saliscendi inizi a salire verso il Passo del Cardinale .
Nel tratto dall’Abbazia di San Benedetto Vecchio fino al Passo del Cardinale puoi seguire anche la segnaletica bianco /rossa del CAI , sentiero n. 270 : quando arrivi però al passo del Cardinale devi seguire la segnaletica bianco/celeste e scendere .
Nella discesa puoi vedere in lontananza la parte alta del campanile della Chiesa di S. Pietro in Salia : il sentiero termina e incroci una strada sterrata che sale sino a Salia .
Da Salia scendi verso località Capanne e quindi risali fino alla località Caileto : prosegui sempre su sterrato e poco sopra Caileto incroci la strada asfaltata , giri a destra e dopo qualche centinaia di metri arrivi in località chiamata S. Lorenzo di Burano , fine della seconda tappa.

 

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Per mangiare e dormire puoi rivolgerti a :
Agriturismo Casa Luchetti loc. Burano 329 - 5832998 ,
Ristorante da Baffone loc Burano 075 924 21 84 o chiedere ospitalità pellegrina a
Francesco Clementi 075 - 924 21 55

LA NATURA LUNGO IL CAMMINO

Da San Benedetto vecchio inizi a salire , tra boschi e radure, verso il Passo del Cardinale : la salita non è aspra e ti apre la visuale sui monti circostanti, che fanno da spartiacque tra il versante tirrenico e il versante adriatico e che delineano paesaggi da cartolina.

Ti immergi in un ambiente naturale senza tempo, ove la mano dell’uomo la puoi vedere nei rimboschimenti con pino nero e nella tutela dei boschi di faggio, rovere , cerro, carpino. Molti di questi boschi sembra che siano stati impiantati e curati da comunità di veneti giunti da queste parti dopo la battaglia di Lepanto ( 1571 ) : i nomi dei luoghi ( Burano , Cabelli, Caibettini etc)  sono un ricordo di questa origine.

 Al termine della tappa  ti trovi in cima alle Serre di Burano , catena di monti che dividono l’Umbria dalle Marche : puoi facilmente salire in cima alla Croce di Burano per vedere un panorama tutto  intorno verso il Monte Nerone, Catria , Sasso Simone etc ed anche Montone sullo sfondo  oppure puoi sostare in aree picnic per goderti un riposo all’ombra dei faggi . 

 

 CHIESA DI SAN PIETRO E SAN PAOLO IN SALIA 

Lungo il percorso , dopo il Passo del Cardinale , trovi la Chiesa di S. Pietro e Paolo in Salia , che è stata ristrutturata e riaperta al culto il 29 giugno  2008 dal vescovo di Gubbio , dopo un lungo periodo di abbandono . 

 Salia è stata sede parrocchiale per circa 800 anni : oggi conta 38 persone , contro   504 del 1952 .

A questa chiesa è legata la tradizione della venerazione dei dodici apostoli : lungo le pareti c’erano immagini degli apostoli  e sotto ogni immagine c’era un portacandele. Quando qualcuno era malato e le speranze erano finite, si accendevano  le candeline sotto le immagini e si rimaneva in preghiera. La candelina che si spegneva per ultima indicava l’Apostolo che avrebbe protetto la persona che a lui veniva affidata : vi sono persone vive che affermano di aver avuto questa protezione .

Nel territorio parrocchiale vi erano molte cappelle dedicate alla Vergine Maria , tra cui la piccola Chiesa di Madonna di Fontecoperta in Caileto , che incontri lungo la via .

 Madonna di Fontecoperta in Caileto 

UN ATTIMO PER TE ...

 

LE VOCI DEL BOSCO : IL  PINO

“Il pino ha chiesto al Creatore di essere preservato dalla vecchiaia, desiderio solo in parte esaudito. Il Padreterno infatti non ha donato al pino l'eterna giovinezza, ma gli ha concesso la possibilità di vestirsi di un abito verde anche nella cruda stagione. Ma lui non è arrogante e cattivo come l'agrifoglio e il suo vestito ha un colore tranquillo e riposante. D'inverno, quando tutto dorme e la natura si rinchiude in se stessa e i colori sfumano e si disperdono nella neve, il pino è sempre bello verde. Alle bianche distese innevate racconta la sua storia pacifica e tranquilla.

Per via dei suoi rami fitti e spioventi è diventato l'ombrello sempre aperto, la tettoia sotto la quale ti rifugi quando scoppia il temporale. E' naturale cercare riparo sotto i suoi rami, perché comunicano qualche cosa di affettuoso e protettivo e la pioggia non riesce a penetrarli.

Se ti intrufoli sotto un pino, troverai anche una scorta di fiammiferi e un letto per riposare. Infatti egli depone a terra e preserva dall'umidità una quantità notevole di rametti minuscoli e barbe sottili, sempre secche e immediatamente pronte per essere accese. Quei fuscelli consentono di fare fuoco nelle situazioni peggiori, anche nella neve, e di notte diventano un comodo giaciglio. Quanti sogni fatti nei bivacchi sotto i pini quando andavo a caccia con mio padre! (...)

Il pino, presente in tutti i boschi di montagna, è un discreto dispensatore di buoni aiuti.

Profuma di resina e da lui puoi ricavare dell'ottimo tavolame da impiegare però solo all'interno della case. E' come un uomo di mezza età e va usato con prudenza perdonando le sue prime difficoltà fisiche.

E' vulnerabile e bisogna proteggerlo. A differenza del larice, non puoi lasciarlo all'esterno, preda delle intemperie. Lui ti aiuta nel bosco ma pretende protezione e vuole stare dentro casa altrimenti si rovina.

Forza e durezza le scarica nei rami. I suoi figli, infatti, ribelli al mite carattere del padre, sono inattaccabili da qualsiasi attrezzo.

Sramare un pino è un'impresa che i boscaioli temono sempre. I rami mettono a dura prova il filo della scure che ogni volta subisce danni. (...)

Fino a pochi anni fa il pino a volte veniva torturato come San Sebastiano, ma sempre a fin di bene.

Nel primo metro del fusto si praticavano dei fori con la trivella, sotto ai quali si appendeva un vaso di vetro. Una volta forato il pino reagiva e, per cicatrizzare la ferita, faceva uscire colate di resina densa e gialla come un caldo miele. La resina del pino ha un valore medicamentoso e, quando vi era del raccolto in esubero, lo si vendeva alle farmacie. E' un dono della natura davvero speciale. Se ti rimane conficcata una spina sotto la pelle e non riesci ad estrarla basta mettervi sopra un po' di resina liquefatta e di lì a qualche giorno la spina viene a “galla”. Una leggera pressione dell'unghia farà il resto. Troppi fori però possono uccidere l'albero. Nel tempo passato molti pini sono morti per offrire resina alla gente di montagna.

Vedere le grandi e pacifiche famiglie di pini dispiegarsi per le montagne in vaste distese verdi trasmette un senso di serena tranquillità. Si tratta di gente perbene senza la quale un bosco non potrebbe dirsi completo.

(Brano tratto dal libro “Le voci del bosco” di Mauro Corona – Edizioni Biblioteche dell’Immagine di Santarossa)

Sito internet di Mauro Corona: http://www.dispersoneiboschi.it