“ LABOR “

 

AGRICOLTURA

 I monaci ovvero un ruolo determinante nello sviluppo della civiltà occidentale ; eppure , a considerare la pratica più antica del monachesimo, difficilmente si sarebbe potuta immaginare l’enorme influenza che esso avrebbe esercitato sul mondo esterno. 

Tale influenza risulta meno sorprendente se si richiamano alla mente le parole di Cristo “ Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste altre cose vi saranno date in sovrappiù “  ( Matteo, 6, 33 ) . 

 

Sebbene la maggior parte  delle  persone   istruite pensino che il maggior contributo dato dai monaci benedettini alla civiltà occidentale sia l’attività di studio e culturale in senso lato, in verità i benedettini coltivarono in modo notevole le “ arti pratiche” e tra queste l’agricoltura è un esempio particolarmente significativo .

 

Papa San Gregorio Magno ( 590-604 ) ci racconta una storia rivelatrice a proposito dell’abate Equizio , un missionario del VI secolo famoso per la sua eloquenza : un messo del Papa giunse la suo monastero in cerca di Equizio, andò di filato allo scriptorium aspettandosi  di trovarlo tra i copisti , ma non lo trovò : i calligrafisti spiegarono semplicemente : “ E’ laggiù nella valle , che falcia l’avena “ .

 

 

Nel primo Novecento Henry Goodell , presidente di quel che sarebbe poi diventato il Massachusetts Agricultural College , celebrò “ l’opera che questi grandiosi monaci svolsero lungo un arco di millecinquecento anni . I benedettini salvarono l’agricoltura quando nessun altro avrebbe potuto salvarla ; la esercitarono nell’ambito di un nuovo stile di vita e di nuove condizioni di vita  , in un tempo in cui nessun altro osava cimentarsi con l’agricoltura “ . 

Lo statista e storico  francese del Novecento Francois Guizot , che non nutriva particolari simpatie per la Chiesa Cattolica, osservò “ I monaci benedettini furono gli agricoltori d’Europa. La pulirono su larga scala, associando agricoltura e predicazione “ .

 

Nella vita monastica svolse un ruolo importante il lavoro manuale ,al quale la regola benedettina si richiamava espressamente ; sebbene la regola fosse nota per la sua moderazione e la sua avversione per le punizioni eccessivamente severe, cogliamo spesso i monaci nell’atto di farsi carico di un lavoro difficile e poco attraente, dal momento che per loro tali opere erano canali di grazia e opportunità di mortificazione  della carne . Ciò fu certamente vero riguardo all’opera da loro svolta nel disboscamento e nella bonifica delle terre. L’opinione prevalente sugli acquitrini era che fossero fonti di pestilenza di nessun valore ; i monaci però prosperarono in tali luoghi e abbracciavano le sfide che essi presentavano. In breve tempo riuscirono a costruire argini e a prosciugare la zona paludosa e a trasformare in fertile terra agricola ciò che era stato fonte di malattia e di sporcizia.

Sebbene i monaci abbattessero foreste che impedivano lo stanziamento umano e il loro stesso impiego, furono altrettanto avveduti da piantare alberi e conservare foreste ogni qual volta ciò fu loro possibile. 

 

Ovunque andassero, i monaci portavano raccolti, industrie o metodi di produzione che nessuno aveva mai visto prima : introducevano qui l’allevamento del bestiame e dei cavalli , lì la fabbricazione della birra  o l’apicoltura  o la frutticoltura . Fu grazie ai monaci che fu attuato il commercio del grano in Svezia, la fabbricazione del formaggio a Parma, i vivai di salmone in Irlanda e , in moltissimi luoghi, le vigne più amene .

In Lombardia i contadini appresero dai monaci l’arte dell’irrigazione , che contribuì in modo determinante a rendere celebre quella regione in tutta Europa per la sua fertilità e le sue ricchezze .

Inoltre i monaci furono i primi a lavorare per il miglioramento delle razze di bestiame, sottraendo quest’opera al caso. 

 

I monaci furono pionieri anche nella produzione del vino, che usavano sia per la celebrazione della Santa Messa sia per il loro consumo quotidiano, che la Regola di San Benedetto espressamente permetteva.

La stessa scoperta dello champagne si può far risalire ad un monaco benedettino , Dom Perignon , dell’abbazia di Saint Pierre a Hautvillers sulla Marna. Nominato cellario dell’abbazia nel 1688 , Dom Perignon arrivò allo champagne a forza di mescolare vini. I principi fondamentali da lui stabiliti continuano a governare la manifattura dello  champagne.

 

In pratica, ogni monastero benedettino era una sorta  di “ Scuola Agraria “ per l’intera regione in cui era situato * .

 

 

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I monaci furono anche importanti inventori e sperimentatori . 

I cistercensi , un ordine benedettino tendenzialmente stabilitosi a Citeaux ( Francia ) nel 1098, sono particolarmente famosi per la loro abilità tecnologica. Grazie alla grande rete di comunicazione esistente tra i monasteri , la competenza tecnologica potè diffondersi rapidamente , ragione per cui troviamo sistemi idraulici molto simili in monasteri molto distanti l’uno dall’altro , anche migliaia di chilometri . 

“ Questi monasteri “ , scrive uno storico , “ furono le unità economicamente più efficaci mai esistite in Europa , e forse nel mondo “ * . 

 

 * Da : Thomas E. Woods , Jr - COME LA CHIESA CATTOLICA HA COSTRUITO LA CIVILTA’ OCCIDENTALE - Cantagalli  Editore , Siena , 2007