Cammino di Sant’Albertino - 2° Tappa 

Da  Cima di San Benedetto Vecchio a Serra di Burano

 “ Camminando inizi a ritrovare il gusto dell’ombra e del vento, dell’incontro con chi cammina al tuo fianco  ”

le tracce del percorso sono state acquisite con GPS MyNav600

Quello che vedi a fianco   è il profilo altimetrico della tappa di oggi : in verticale puoi vedere la quota in metri sul livello del mare e in orizzontale la distanza in chilometri dal punto di partenza )

Ti consigliamo di caricare le tracce su un ricevitore GPS , perché  alcuni tratti del cammino potrebbero non essere coperti dal segnale telefonico

All’inizio della tappa puoi chiedere di visitare l’Abbazia di San Benedetto Vecchio , recentemente ristrutturata . a chi abita nelle case poste nella vicinanza dell’Abbazia stessa .

Per mangiare e dormire puoi rivolgerti a :  Agriturismo Casa Luchetti loc. Burano 329 - 5832998 ,  Ristorante da Baffone loc Burano 075 924 21 84 o chiedere ospitalità pellegrina a   Francesco Clementi 075 - 924 21 55

BREVE DESCRIZIONE DEL PERCORSO 

Dalla Cima di san Benedetto Vecchio prosegui su asfalto verso l’abbazia di San Benedetto Vecchio seguendo   la segnaletica bianco/celeste che troverai sugli alberi o sulle pietre e/o lo stemma camaldolese   , scendi su una strada sterrata,  e poi dopo una serie di saliscendi inizi a salire verso il Passo del Cardinale . 

Nel tratto dall’Abbazia di San Benedetto Vecchio fino al Passo del Cardinale puoi seguire anche la segnaletica bianco /rossa del CAI , sentiero n. 270 : quando arrivi però al passo del Cardinale devi seguire la segnaletica bianco/celeste e scendere .

Nella discesa puoi vedere  in lontananza la parte alta del campanile della Chiesa di S. Pietro in Salia : il sentiero termina e incroci una strada sterrata che sale sino a Salia .

Da Salia scendi verso località Capanne e quindi risali fino alla località Caileto : prosegui sempre su sterrato e poco sopra Caileto incroci la strada asfaltata , giri a destra e dopo qualche centinaia di metri arrivi in località chiamata S. Lorenzo di Burano , fine della seconda tappa.

LA NATURA LUNGO IL CAMMINO 

Da San Benedetto vecchio inizi a salire , tra boschi e radure, verso il Passo del Cardinale : la salita non è aspra e ti apre la visuale sui monti circostanti, che fanno da spartiacque tra il versante tirrenico e il versante adriatico e che delineano paesaggi da cartolina. 

Ti immergi in un ambiente naturale senza tempo, ove la mano dell’uomo la puoi vedere nei rimboschimenti con pino nero e nella tutela dei boschi di faggio, rovere , cerro, carpino. Molti di questi boschi sembra che siano stati impiantati e curati da comunità di veneti giunti da queste parti dopo la battaglia di Lepanto ( 1571 ) : i nomi dei luoghi ( Burano , Cabelli, Caibettini etc)  sono un ricordo di questa origine. 

 Al termine della tappa  ti trovi in cima alle Serra di Burano , catena di monti che dividono l’Umbria dalle Marche : puoi facilmente salire in cima alla Croce di Burano per vedere un panorama tutto  intorno verso il Monte Nerone, Catria , Sasso Simone etc ed anche Montone sullo sfondo  oppure puoi sostare in aree picnic per goderti un riposo all’ombra dei faggi .

ABBAZIA DI SAN BENEDETTO VECCHIO

All’ inizio della tappa potrai visitare l’abbazia di San Benedetto Vecchio, detta anche di Monte Pellio : lontana da centri abitati , si trova lungo la strada che da Pietralunga conduce a Raggio, in direzione Gubbio 

 

Per la visita puoi chiedere alle case poste nella vicinanza dell’Abbazia.

 A poche centinaia di metri , proprio sulla cima del monte Pellio puoi vedere i resti di una fortezza chiamata “Castello di San Benedetto“, ora adibita ad agriturismo (  Agriturismo Borgo San Benedetto ) .  

 

“ Secondo la tradizione, il monastero di San Benedetto di Gubbio sarebbe stato fondato da San Pier Damiani intorno al 1050. Il più antico documento nel quale si fa riferimento al monastero potrebbe essere il diploma del 1191 emesso da imperatore Enrico VI, nel quale questo monastero è elencato tra le proprietà del clero alle quali l’imperatore attribuiva una forma di autonomia di tipo feudale.

Alcuni documenti posteriori conservati a Gubbio e a Città di Castello fanno riferimento al monastero e alle sue numerose proprietà e dipendenze. Come per altre istituzioni, per esempio l’abbazia di San Bartolomeo a Camporeggiano , il comune di Gubbio aveva provveduto a tutelare l’integrità della struttura e la sicurezza dei religiosi creando nel monastero una torre fortificata, sede di un piccolo presidio militare del quale si ha notizia dal secolo XIV al XV. 

La chiesa del monastero ha subito molti rimaneggiamenti e presenta un modello architettonico inconsueto : l’originaria struttura basilicale a tre navate è stata mutilata nella parte anteriore . In questo modo l’edificio presenta nella parte anteriore una sola navata , che si trasforma poi in tre navate che si concludono in una unica abside semicircolare ( è la parte più antica dell’edificio  ) .

Alla struttura originaria potrebbero appartenere le decorazioni scultoree delle cornici poste sopra i pilastri, con motivi vegetali e figure zoomorfe .

Il complesso monastico, articolato intorno ad un ampio chiostro, è stato adibito a struttura recettiva  “ (*)  

 * Estratto da :  Giustino Farnedi O.S.B., Nadia Togni - Monasteri benedettini in Umbria . alle radici del paesaggio umbro - Centro Storico Benedettino Italiano, Badia di Santa Maria del Monte, Cesena, 2014

CHIESA  DI SAN PIETRO E PAOLO IN SALIA

Lungo il percorso , dopo il Passo del Cardinale , trovi la Chiesa di S. Pietro e Paolo in Salia , che è stata ristrutturata e riaperta al culto il 29 giugno  2008 dal vescovo di Gubbio , dopo un lungo periodo di abbandono .   Salia è stata sede parrocchiale per circa 800 anni : oggi conta 38 persone , contro   504 del 1952 .

A questa chiesa è legata la tradizione della venerazione dei dodici apostoli : lungo le pareti c’erano immagini degli apostoli  e sotto ogni immagine c’era un portacandele. Quando qualcuno era malato e le speranze erano finite, si accendevano  le candeline sotto le immagini e si rimaneva in preghiera. La candelina che si spegneva per ultima indicava l’Apostolo che avrebbe protetto la persona che a lui veniva affidata : vi sono persone vive che affermano di aver avuto questa protezione .

Nel territorio parrocchiale vi erano molte cappelle dedicate alla Vergine Maria , tra cui la piccola Chiesa di Madonna di Fontecoperta in Caileto , che incontri lungo la via .